Valeria Passarello, pittrice figurativa nata a Siracusa e attiva a Bologna. L’artista esplora attraverso il corpo femminile i territori dell’interiorità, della vulnerabilità e dell’ascolto emotivo. Le sue opere raccontano stati dell’anima più che forme, trasformando la pittura in uno spazio di consapevolezza, ricerca e dialogo silenzioso con chi osserva.
Ciao Valeria, raccontaci un po’ chi sei.
«Ciao! Intanto grazie per questo spazio che offrite agli artisti. Io sono una pittrice figurativa, ho 32 anni e sono una siciliana che vive a Bologna. L’arte è un mezzo di comunicazione che mi permette di accedere alla mia parte più autentica e sono sempre stata fin da bambina un’amante della spontaneità e di tutto ciò che potesse avere a che fare con il “dare nuova forma alle emozioni”».
Quale è stato Il tuo percorso che ti ha portato a dipingere?
«Ho da sempre nutrito una grande propensione per le arti visive, infatti ero una grande osservatrice e mi piaceva tanto riprodurre con i pastelli e i pennarelli alcune immagini di paesaggi e creavo dei biglietti di compleanno per amici e familiari. Più tardi, all’età di 24 anni, mi trasferisco a Bologna, inizio a lavorare e finisco l’Università in lingue, ma sentivo che mancava qualcosa: il lavoro stava prendendo il posto della mia spontaneità. E allora mi sono riconnessa al mio lato creativo, iniziando a dedicarmi ogni sera a opere astratte e a riproduzioni paesaggistiche. Piano piano sperimentavo sempre più tecniche e materiali. Arrivai ai volti, allo spatolato su tela, agli autoritratti. Fino ai nudi femminili. Più che una ricerca materiale, è stata una ricerca interiore: ho sempre seguito le mie emozioni e ho cercato di tirar fuori sempre di più i miei valori per parlarne nella tela. Oggi questa ricerca continua e non termina mai».
Più precisamente, quale tecnica usi?
«Utilizzo principalmente colori ad olio e pennelli, ma anche spatole».
Il soggetto principale dei tuoi quadri è il corpo femminile, come mai questa scelta?
«La scelta del corpo femminile ha diversi significati. Il primo è riconducibile a me stessa: mi rivedo e mi esprimo meglio parlando delle mie emozioni attraverso la rappresentazione di un corpo di donna. Ma la spiegazione sta anche nel fatto che sono attratta dalla filosofia di Jung: la donna per lui rappresentava l’anima collettiva, una forza creatrice che accomuna tutti noi. Quindi il corpo femminile in questa chiave esprime le nostre emozioni, l’attraversamento del nostro inconscio per essere più consapevoli di noi stessi. La donna come mediatrice tra l’inconscio e la coscienza».
Quindi quanto c’è di autobiografico nei tuoi nudi.
«I nudi della serie “donne intense” parlano delle mie emozioni, delle mie riflessioni: questo è ciò che c’è di autobiografico. Ogni quadro ha un’emozione diversa ma ciò che è ricorrente è il gioco dei contrasti: le luci e le ombre; penso sempre che ogni nostro lato buio venga compensato da un altro nostro lato leggero e ricco di luce. Ogni lato non può esistere senza l’altro e i miei quadri celebrano questo. Inoltre, la scelta del nudo riflette la mia propensione al “nudo emotivo”: rendersi vulnerabili non l’ho mai vissuto come qualcosa da nascondere, dunque lo celebro nelle mie opere come forza ed emozione».

Che tipo di reazione cerchi nell’osservatore?
«Cerco nello spettatore il suo lato “bambino”, quello che non ha paura di provare emozioni. Cerco abbandono e riflessione, ma soprattutto spontaneità, poiché qualsiasi sua risposta riflette la sua unicità. La cosa più bella che possa capitare davanti a un mio quadro, è l’apertura emotiva e mentale, e la voglia di vedere oltre un corpo».
Quando capisci che un’opera è finita?
«Sicuramente quando sono soddisfatta, quando luci e ombre sono al proprio posto e noto la tridimensionalità nel corpo, l’espressività».
Tu realizzi anche opere su commissioni, solo nudi o anche altri soggetti?
«Realizzo anche riproduzioni d’autore (per esempio nel mio catalogo trovate un’opera di Frida Kahlo e anche di Modigliani) e mi diverte tanto anche dipingere paesaggi e astratti».
I tuoi progetti per il futuro.
«Fino al 23 maggio potete visitare la mia mostra personale a Bologna, presso la galleria Sgallari Arte e sono felice di portare per la prima volta le donne intense in mostra. Poi mi sto preparando per vendere le mie opere ai mercatini di Bologna… questa è un’idea in via di programmazione!»
Una curiosità prima di lasciarci.
«Mmm… prima di esprimere la mia emotività attraverso la pittura, mi sono dedicata per anni al canto, prendevo lezioni a Siracusa, nella mia città natale e adoravo esibirmi sul palco. A volte mi capita anche qui a Bologna di cantare prendendo parte a delle Jam session in dei locali!».
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