Chiara Civati, illustratrice, torna a raccontarsi attraverso il suo ultimo progetto editoriale, Everest. Diario di viaggio illustrato di un trekking sull’Himalaya. Un racconto personale nato dal cammino, dal disegno e dall’osservazione, che accompagna il lettore sui sentieri del Nepal, passo dopo passo.
Ciao Chiara, è passato un po’ di tempo dalla nostra prima intervista e siamo molto felici di rincontrarti. Per chi non ti conosce ancora racconta brevemente chi sei.
«Sono un’illustratrice, lavoro soprattutto nel campo dell’editoria per l’infanzia e per ragazzi, sia per l’estero che per l’Italia. Dal momento che l’illustrazione è un’attività molto versatile, mi occupo anche di live painting a eventi, progetti grafici e insegnamento tramite laboratori artistici».
Parliamo del tuo ultimo progetto editoriale “Everest, Diario di viaggio illustrato di un trekking sull’Himalaya”. Come è nata l’idea e perché hai sentito la necessità di illustrarlo.
«Questo libro nasce da un trekking che ho svolto per davvero, in Nepal.
Amo viaggiare e ho sempre cercato di inserire nei miei lavori qualcosa dell’ispirazione che trovo in nuovi paesi e culture. In questo caso, però, il progetto è interamente dedicato al mio trekking, è un diario di viaggio scritto e illustrato in prima persona. È un viaggio che ho sempre desiderato portare a termine, e che di per se è una bella avventura, quindi il costruirci sopra un progetto editoriale è stato quasi naturale».
Sei abituata a lavorare soprattutto su libri per l’infanzia e per ragazzi: come è stato invece illustrare un tuo viaggio personale?
«Non è stato complicato per quanto riguarda la fase di realizzazione, perché avevo preso molti appunti durante il trekking. Quando si raggiunge la tappa per la notte, poi non c’è molto da fare, quindi io scrivevo e facevo piccoli bozzetti per il mio progetto. A livello di modalità di lavoro, ho portato avanti il tutto come sono solita fare con altri tipi di libri, anche se illustrazioni e testo hanno un target diverso. La difficoltà è arrivata come sempre nel momento in cui ho dovuto decidere in modo oggettivo se il libro era effettivamente pronto per la stampa o meno. Sono molto pignola sul mio lavoro ed, essendo questo un progetto personale, è stato necessario essere ancora più obiettiva».
Qual è stato il momento più intenso o difficile di questo del cammino? O anche un episodio.
«Personalmente non ho avuto grandi difficoltà, a parte la costante pressione mentale vedendo molte persone a rischio tornare indietro col mal di montagna, persone che magari fino al giorno prima stavano bene come me. La salita più difficile è stata quella per il Khala Pattar, una cima da cui si poteva ammirare l’alba sul campo base dell’Everest, che avevo raggiunto il giorno prima. E stata una camminata ripida, al gelo, al buio, non avevo mangiato nulla ed ero convintissima che, una volta spuntata l’alba, saremmo stati tra le nuvole e che non avremmo visto nulla, ero di umore nero. Poi mi sono dovuta ricredere, però non è stata una bella salita».

A chi è rivolto e cosa si deve aspettare il lettore.
«Il libro è rivolto a lettori di ogni età, ad appassionati di montagna o anche solo di illustrazione di viaggio. È destinato a chiunque voglia mettersi nei miei panni e camminare per qualche settimana sui sentieri Himalayani. Non è volutamente troppo tecnico e non è nemmeno una guida, non volevo risultare noiosa».
Per questo progetto hai deciso di sperimentare o ti sei affidata alla tua esperienza di illustratrice?
«Non ho sperimentato, perché lo stile di illustrazione è quello che uso nel mio sketchbook di viaggio, con matite ed acquerelli, quindi nella mia comfort zone… anche se non avevo mai realizzato un libro intero in questo stile, ed è stata una cosa interessante da affrontare, sono dovuta uscire un po’ dai miei soliti schemi».
Cosa hai imparato dopo questo viaggio.
«Paradossalmente ho imparato a rallentare, a procedere con calma godendomi l’esperienza e quello che mi circonda, che prima o poi si arriva a destinazione. Questo sia nel trekking che poi nella vita e anche nel lavoro, se vogliamo. Ad alte quote, camminare velocemente è sconsigliato per via del mal di montagna, per questo si spezza il cammino in tanti giorni (oltre che per le lunghe distanze). Passo dopo passo si arriva, chi corre invece potrebbe essere costretto a tornare a casa».
Dove è possibile acquistare “Everest, Diario di viaggio illustrato di un trekking sull’Himalaya”.
«Si trova su Amazon, oppure in vendita dal vivo alle presentazioni che sto organizzando».

Hai già in mente altri progetti? magari altri viaggi?
«Ho scoperto che portare con me uno sketchbook di viaggio e prendermi del tempo per fermarmi a disegnare e a “processare” quello che sto vedendo, è un modo diverso di vivere il viaggio, quindi lo sto facendo. Faccio viaggi abbastanza movimentati dove non sarebbe possibile trovare il tempo per questo, a logica, invece cerco di farlo. Ho bozzetti sul Perù, sul Ladakh e sull’Uganda. Mi piacerebbe realizzare un progetto in particolare su quest’ultima, secondo me gli animali, le piante e i paesaggi si prestano molto!».
Una curiosità su di te o sul libro prima di lasciarci.
«Piccola curiosità: non avevo detto a nessuno cosa andavo a fare in Nepal. Sono partita da sola dicendo che stavo via per un mese e che avrei “camminato in montagna”, senza specificare nulla. Per fortuna, conoscendomi, nessuno si è scandalizzato o ha fatto domande. Non volevo nessuna aspettativa addosso. Mi rendo conto ora che ho fatto la stessa cosa con questo libro, finché non è stato pubblicato, per scaramanzia ne ho parlato con pochi».
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