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«Il filo conduttore sono sempre stati i colori, una tavolozza molto variegata»

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Nicola Nunziati è un pittore determinato, il suo sogno è quello essere annoverato tra gli artisti contemporanei. La sua arte ha preso forma anche dalle innumerevoli esperienze artistiche, tra cui la collaborazione con una prestigiosa galleria di Bologna.

Breve presentazione.
«Mi chiamo Nicola Nunziati, ho 35 anni, sono un pittore Toscano, vivo e lavoro a Pistoia, dove ho il mio studio, anzi meglio dire il mio Garage, dove posso creare, sporcare, imbrattare, completa libertà di inventiva e creatività, per essere piu’ “trendy” ho voluto anglicizzare il tutto, così la mia firma Art in Garage».

Come è nata la tua passione la pittura.
«Una domanda molto frequente è quella di sapere quando è nata la mia passione, non è semplice rispondere, i ricordi si perdono nell’ infanzia, quando già mi dilettavo a disegnare, soggetti di fantasia e copiando i vari Disney e fumetti di Topolino. Fin da bambino sapevo quello che sarei voluto diventare, un pittore. Per un compleanno mi feci regalare un cavalletto, avevo già la valigetta con i colori e pennelli, sperimentai pennellate, le prime di un lungo percorso».

Come è iniziato il tuo percorso.
«Attraverso gli studi superiori, presso la scuola d’arte della mia città ho portato avanti la mia propensione, affinando la tecnica, ma sopratutto innamorandomi della storia dell’arte, la scintilla che acceso definitivamente la mia necessità di dipingere; ricordo molto bene gli studi degli impressionisti, una rivoluzione culturale, tecnica, sociale, era il 2005, avevo 18 anni e firmai la mia prima opera ufficiale, oggi è appesa sopra il mio letto, mi accompagna e mi ricorda l’evoluzione artistica, un quadro molto simbolico, autobiografico, viziato dagli studi in corso d’opera naturalmente».

Quali esperienze sono state importanti per te.
«Gli anni successivi mi hanno portato negli atelier di altri pittori in Italia e all’estero, in Francia, per conoscere a fondo la tecnica della pittura a olio, soffermandomi in particolar modo al ritratto, trovando nella figura umana una lettura molto intensa, capace di trasmettere emozioni attraverso le imperfezioni, smorfie e quella diversità che rende unico il soggetto.
Per alcuni mesi ho appreso la tecnica della fusione a cera persa, lavorando in una fonderia artistica, creando sculture in bronzo, conoscendo da vicino artisti del calibro di Botero, Marini, Mitoraj, ammirandone ogni singolo istante della fase creativa e realizzativa».

Parliamo del tuo stile.
«Nel tempo spesso ho mutato la mia arte, intesa come stile, necessitando di una ricerca, alle volte spasmodica, di un percorso personale, per capire i propri limiti, per giungere a uno orientamento comunicativo personale. Il filo conduttore di tutto questo sono sempre stati i colori, una tavolozza sempre stata variegata, nei quadri prediligo giungere a una tridimensionalità attraverso l’uso del colore, tecnica molto antica, collaudata da Leonardo da Vinci, definita “sfumato Leonardesco”, in contrasto con linee piu’ decise, nette e dai toni piu’ scuri, memorie cubiste mai abbandonate definitivamente»

Raccontaci le tue opere.
«Gli ultimi anni li considero della maturità, inteso come consapevolezza del percorso da intraprendere e meta dove giungere, le tele sono cambiate e i soggetti stessi, causa un cambiamento epocale che travolge tutto il mondo, ho sentito bisogno di assecondare il mutamento senza perdere il mio “segno” e i miei colori, il ritratto umano ha lasciato spazio ad altri soggetti, ho iniziato dei filoni legati alla serialità, 40 quadri per “the quarantine”, un’opera per ogni giorno di reclusione, “privacy”, la riscoperta delle città dopo i lockdown, “Memes” la nuova comunicabilità social e non solo, credo che l’arte sia e debba essere un tramite della società, un diario dove annotare gli accadimenti, sotto una lente personale dell’artista che ne ripropone il suo punto di vista, tutto questo avviene grazie ad un confronto, necessario e indispensabile».

Tu esponi le tue opere nella galleria Wikiarte di Bologna, parlaci di questa esperienza.
«Ho avuto la fortuna di conoscere Deborah e Rubens della galleria Wikiarte di Bolgona, qualche anno fa, quando è nata la collaborazione, permettendomi di essere oggi artista permanente, insieme a loro fare esposizioni personali ed entrare nelle Arti Fiere, in Italia e in Europa, come Francia e Svizzera, permettendomi così di farmi conoscere a un ampio pubblico, conoscere altri artisti, vedere come si evolve l’arte contemporanea; ho sempre avuto una tendenza piuttosto critica nei miei confronti, non accontentarmi mai ed essere sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, questo avviene osservando e sopratutto ascoltando i consigli che mi danno in galleria, oggi dipingo diversamente, meglio. Avevo fatto altre esposizioni, Pistoia, Firenze, Siena, con buoni riscontri e nuove conoscenze, posso dire oggi che affiancarsi ad una galleria seria, come ho avuto la possibilità io, che crede nelle tue abilità, permette di fare un salto evolutivo che altrimenti non sarebbe stato possibile; certo è anche una grande responsabilità, non si dipinge solo per il gusto di farlo, quando avanza tempo o quando si è “ispirati”, dipingere vuol dire anche sacrificare giornate intere, isolarsi nel proprio studio e farne un vero e proprio stile di vita, quando si è mossi da una forte passione tutto questo non grava come sembra, anzi, diventa necessario e indispensabile, smettere significherebbe smembrasi della propria essenza, quella che viene chiamata anima».

Tu realizzi opere anche su commissione.
«Farsi conoscere ad un ampio raggio di persone permette di vendere le opere e ricevere richieste di commissioni, un momento davvero bello che si crea con il committente, creare una forte empatia con la richiesta, da un ritratto di famiglia, a ricordi di momenti significativi; come artista è sempre necessario assecondare le richieste, senza snaturarsi e soprattutto rielaborarle per renderle ancora più uniche, veder poi a lavoro finito, l’emozione delle persone, scambiarsi infiniti messaggi durante il processo creativo, vedere l’opera appesa, ricevere le foto del quadro incorniciato. Negli anni ho ricevuto svariate richieste, non solo da privati, ma anche ristoratori, negozi, librerie, spesso, dialogando con loro, siamo andati oltre un quadro, le esigenze erano altre, ho sperimentato, creando sculture, progettando strutture, illuminazioni, questa a mio avviso è la vera creatività, non limitarsi, studiare nuovi materiali, ampliare il proprio raggio di azione, leggere e documentarsi, per porsi nella migliore condizione verso chi, in quel momento richiede la tua arte, credo non esiste cosa piu’ meravigliosa.
Le persone possono scrivermi alla mia mail, o contattarmi direttamente attraverso i canali social, per avere maggiori informazioni, fare una chiacchierata, valutare insieme la soluzione migliore».

Qual è il tuo sogno artistico.
«Fino a qualche anno, non avrei mai immaginato quello che sta accadendo oggi, la strada da fare è ancora molto lunga, sono in parte soddisfatto, non intendo adagiarmi, ho tanto ancora da raccontare, vedere, dipingere, il sogno è quello di andare oltre; vorrei davvero essere annoverato tra gli artisti contemporanei, non voglio apparire retorico o compiacermi, però se devo sognare, bene farlo in grande e con grandi aspettative, la passione e il lavoro che impiego è tanto, perchè non saprei fare diversamente, non potrei smettere nemmeno se lo volessi.

Tante ore quindi dedicate all’arte.
«Questo accade perchè si innesca un processo creativo, una sorta di loop, l’artista non aspetta il momento catartico, ogni istante è quello buono, non fermarsi mai, anche quando l’opera finale non è quella desiderata, si accantona e si ricomincia da capo, allo stesso modo, quando invece questa ci soddisfa, è necessario spingere ancora di piu’ sull’acceleratore per sfruttare l’essenza creata, la cosa fondamentale è rimanere coerenti con se stessi, non essere banali e soprattutto divertirsi, sono dell’avviso che l’arte possa essere un momento di “leggerezza”, liberarsi di quelle scorie quotidiane, della vita che ci mette a dura prova, alle volte basta un colore per cambiare umore o una linea, non è una scienza, non necessità di molte spiegazioni».

Come nasce una tua opera.
«La fase creativa parte da ripensamenti, osservazioni, alle volte intuizioni, il momento più delicato è proprio questo, immaginare nella mente il quadro già definito, concluso, in tutte le sue sfaccettature, quali colori utilizzare, i pennelli, le dimensioni, la forma, una razionalità che viene sostituita dall’istinto nel passaggio successivo, quello realizzativo, è bello lasciarsi trasportare, senza mai perdere la strada intrapresa, la tecnica e tutte le conoscenze».

Cosa non deve mai mancare quando crei.
«Mi faccio sempre accompagnare dalla musica, nel mio studio non manca mai, spesso associo un quadro ad un brano, a un album, una sorta di colonna sonora, vedo un’immagine negli anni successivi e sento ancora i suoni della melodia o le parole delle canzoni».

Una curiosità prima di lasciarci.
«Ogni qualvolta concludo un quadro mi annoto tutto sul mio quaderno, tecnica, stile, titolo e anno di esecuzione, pochi giorni fa mentre annotavo l’ultimo guardavo il numero dell’opera, come scritto all’inizio di questa intervista, la prima opera del 2005, oggi nel 2021 ho trascritto la numero 316, senza considerare disegni o altri progetti svolti. Sono tanti tasselli della mia personalità, ricordo ognuno di essi e ne ricordi i momenti, belli e brutti, ricordo le nottate interminabili, le stagioni, le opere mi parlano, mi raccontano chi sono, come un specchio che riflette la propria immagine, in questo caso interiore. Spero di aver stimolato quelli che vorranno cimentarsi nel disegno e pittura, anzi vorrei che mi scriveste, creare un dialogo e far sì che l’arte possa essere il tramite per conoscersi, magari incontrarsi nelle mie prossime mostre.
A presto, grazie a tutti del vostro tempo
Nicola».

I link dell’artista

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