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Alla ricerca della perfezione con colori e sfumature

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Marco Fagiani è un illustratore che utilizza la tecnica digitale per esprimere con libertà i suoi pensieri.

Ciao, raccontaci un po’ chi sei.
«Mi chiamo Marco e vivo in un paesino vicino Roma. Mi sono avvicinato al mondo dell’illustrazione circa 2 anni fa, infatti non è il mio lavoro principale. Il mio lavoro di tutti i giorni è il contabile in una grande azienda nel cuore di Roma: lavoro che mi dà molta disciplina e precisione che ho applicato anche alle mie illustrazioni, ma che a causa dei miei impegni, inevitabilmente, mi limita togliendo molto spazio alla mia parte creativa. Non ho seguito particolari studi di illustrazione, ho deciso di tentare questa strada durante la pandemia, forse perché è stata la prima volta in cui ho avuto moltissimo tempo libero a disposizione e ho voluto impiegarlo in qualcosa che non avevo mai fatto prima».

Ma perché proprio l’illustrazione.
«La mia passione è nata per puro caso. Ho acquistato un dispositivo con il quale era anche possibile illustrare a livello professionale e mi sono detto: “Perché non provare?”. Ho iniziato scoprendo poi di riuscire a farlo. Molto spesso online ho letto di persone che non vogliono provarci per paura di non essere in grado, e io penso di essere rientrato per tanti anni in quella categoria. Ma devo anche ammettere che in precedenza non ne avevo sentito l’interesse e il bisogno. L’interesse anche di scoprire le tecniche digitali disponibili (quindi anche il disegno vettoriale), è arrivato nel corso dei mesi. Ho iniziato a seguire alcuni corsi online, ho letto due libri specializzati ed ho anche iniziato a seguire online tanti artisti per capire come trovare il mio stile.
Stile che non ho ancora del tutto definito in quanto mi piace sperimentare e quindi realizzare ciò che mi passa per la testa in quel momento senza necessariamente avere delle aspettative oppure obiettivi prefissati».

Parliamo della tecnica.
«La tecnica che preferisco su tutte è il digitale: ho scoperto che con il digitale si può realizzare un’opera a 360° e voglio spiegare questo concetto. Nella pittura su carta o su tela diventa in alcuni momenti limitante l’utilizzo dei colori delle sfumature o degli incastri. Con il digitale è possibile andare oltre proponendo anche dei colori distanti da quello che si potrebbe realizzare con strumenti come pittura ad olio o acrilici. Inoltre, la mia ricerca maniacale della perfezione anche non visibile ad occhio nudo si sposa perfettamente con il digitale che offre l’opportunità di scendere ad un livello di dettaglio davvero esagerato».

Come nascono le tue opere e quale messaggio vuoi trasmettere.
«Inizialmente ho guardato molto ciò che c’era online, cosa vedevo intorno, cosa vedevo nel luogo dove le realizzavo (casa principalmente). Successivamente ho voluto fondere ciò che vedevo con qualcosa di immaginario e non necessariamente esistente. Motivo per il quale ho iniziato a realizzare illustrazioni astratte, esageratamente lontane dalla realtà ma con elementi visibili intorno a noi.
Solo in un secondo momento ho introdotto anche dei messaggi. Questi messaggi spesso sono nati da momenti vissuti, dal mio stato d’animo e molto spesso sono anche stati messaggi che rappresentavano qualcosa di non sempre positivo. Certo è che non ho mai voluto condividere troppo il mio pensiero con il pubblico, proprio perché ognuno potesse dare la propria interpretazione. Al massimo ho dato alcuni spunti, senza mai scendere nei particolari. La motivazione è sia che non volevo svelare cosa ci fosse dietro a quel disegno, ma anche perché non volevo venisse visto con la mia sola interpretazione».

Realizzi su commissione?
«Più che opere su commissione, ho avuto l’opportunità di prendere parte ad alcuni progetti dove alcune mie illustrazioni sono state pubblicate. Penso che non mi dispiacerebbe avere anche l’opportunità di realizzare opere su commissione, anche se dovrei fare i conti con la paura di non soddisfare la richiesta. Ma se ne avessi l’occasione non mi tirerei indietro».

Prima hai detto che hai preso parte ad alcuni progetti, noi sappiamo che tra questi c’è una pubblicazione molto interessante, se ce ne parli.
«Il progetto al quale ho partecipato si chiama “SOLO” ed è edito da Psicografici Editore
La casa editrice è una realtà piccola e giovane, ma molto strutturata che offre una vasta quantità di prodotti molto interessanti.
Il progetto SOLO, nello specifico, è una raccolta di 200 illustrazioni realizzate da 100 artisti che spaziano dalla fotografia, al design, alla grafica, ai tatuaggi ed appunto all’illustrazione.
Quest’ultima pubblicazione della collana include due mie illustrazioni.
E’ stata la prima pubblicazione su larga scala ed essendo il libro in vendita sia in catene fisiche che online, per me è stato molto importante. Una grande soddisfazione alla quale, due anni fa, non avrei mai pensato. Credo che progetti simili siano molto importanti in quanto la casa editrice si occupa di scovare nuovi talenti offrendo la possibilità di pubblicare le proprie realizzazioni, cosa non del tutto scontata al giorno d’oggi».

Qual è il tuo sogno artistico.
«Probabilmente non ci ho mai pensato a fondo quale sarebbe il mio sogno artistico, ma posso affermare che mi piacerebbe poter vedere le mie opere esposte andando ben oltre un sito internet o un social network. Significherebbe accogliere chiunque può avere un interesse artistico e conoscere anche quelle che sono le reazioni del pubblico di fronte a quanto esposto».

Cosa non deve mai mancare quando disegni.
«In un primo momento durante la creazione avevo bisogno di un assoluto silenzio per riuscire a concentrarmi. Le distrazioni mi facevano perdere tempo e precisione. Penso che questo sia anche correlato al lavoro che svolgo che richiede concentrazione ed a volte il silenzio. 
Ho scoperto, con il passare del tempo, che in realtà il silenzio e la troppa concentrazione peccavano di fantasia: nel periodo in cui ho iniziato ad ascoltare la musica mentre disegnavo, ho iniziato a sperimentare di più, a focalizzarmi meno sulla precisione favorendo l’improvvisazione. L’importante è che non sia musica classica: preferisco movimentare le mie giornate per poter dare una forza in più a quello che voglio disegnare».

Una curiosità prima di salutarci.
«Ho un coniglio nano di 10 anni che, anche se non lo sa, molto spesso l’ho immaginato nelle mie illustrazioni. La sua energia nel saltare, nell’essere libero di fare quello che vuole mi ha dato l’ispirazione di tentare anche cose non necessariamente dentro uno schema definito. Può sembrare strano ma osservare un essere vivente che si esprime d’istinto mi ha fatto capire che spesso noi pensiamo troppo a quello che vogliamo dire, fare, rappresentare o pensare».

In copertina: Illustrazione di Marco Fagiani pubblicata sul volume SOLO di @psicograficieditore

Link dell’artista

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