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Opere funzionali che raccontano la vera essenza del design

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Alessandro Vinci è un artista, designer e creative art director che dal 2020 nel suo studio personale crea oggetti di design e opere pittoriche.

Breve presentazione.
«Alessandro Vinci, 26 anni, nato a Siracusa (Sicilia) ma vivo e lavoro a Milano da otto anni».

Quando hai capito che l’arte era la tua strada.
«Da bambino, è nato tutto in modo molto naturale. Mio papà aveva una macelleria e io ero un bambino irrequieto, così un giorno mi diedero della carta (per impacchettare) e dei colori per farmi stare buono e io iniziai a disegnare. Da lì non mi sono più fermato».

Nel 2020 hai creato Alessandro Vinci Studio, che tipo di lavori realizzi.
«Principalmente opere pittoriche e oggetti di design artigianale che autoproduco. Poi lavoro come consulente per le aziende in campo di Art Direction per la comunicazione e la brand identity».

Il punto di forza del tuo studio creativo.
«La creatività prima di tutto. Poi la ricerca costante, in tutti i campi, anche quelli digitali. Sicuramente la passione che muove tutto questo è forte e tanta. Senza di questa non sarebbe mai stato possibile arrivare dove sono oggi, nonostante io credo fortemente di essere solo all’inizio della mia carriera».

Tu sei anche pittore, su cosa si basa la tua pittura e come nascono le tue opere.
«Osservo ciò che mi circonda. Mi guardo molto intorno e mi faccio dei pensieri su ciò che accade nel mondo. Poi li traduco con i colori, perché con le parole non sono mai stato molto bravo. I colori rappresentano la forma di comunicazione che più mi si addice. Per me tutto ha un colore, le emozioni per esempio, che siano esse positive o negative, sono ricche di colori. Io cerco di raccontarle. Non so se vengo capito sempre, ma questo non mi importa, il bello dell’arte è che dà a tutti la possibilità di interpretare liberamente quello che vede.  Nelle mie opere racconto molto della mia terra d’origine al quale sono fortemente legato: la Sicilia e tutti i suoi aspetti immensi, come il mare e il contatto spirituale che ho con esso e che lo si ritrova in tutte le mie opere. Vivere a Milano dopo che si è cresciuti in una città di mare come Siracusa richiede tanta forza interiore per chi sente un forte legame con il blu… Non tutti potranno capire».

C’è un progetto pittorico a cui sei più legato?
«Non in particolare, sto lavorando a una serie di opere che parlano di un percorso interiore che ho vissuto, spero di poterlo raccontare in una mostra perché è stato un periodo molto intenso che mi ha portato una grande crescita interiore sia come uomo che come artista. Sarò felice di condividerlo con gli altri quando sarà finito».

Le tue opere di design non hanno solo lo scopo funzionale, ce ne parli?
«Con il mio stile cerco di raccontare quello che secondo me nel mondo del design si è perso da qualche tempo… ormai il design è diventato veloce come la moda. Una volta un pezzo di design erano qualcosa di iconico che durava per sempre, oggi è un oggetto costoso che purtroppo scompare dopo qualche mese per dare spazio alla novità. Io cerco di creare delle opere funzionali che possano raccontare la vera essenza del design, l’artigianalità e la storia degli oggetti dando loro una chiave di lettura fresca e contemporanea, con un pizzico di ironia ma sempre con eleganza e … fatemelo dire… un po’ di coraggio nell’andare controcorrente e stare fuori dalle “mode del momento”».

Qual è il tuo messaggio artistico.
«Ce ne sono tanti e per tante ragioni differenti. Cerco di essere sempre sincero in quello che faccio. Il mio messaggio artistico è la spontaneità. Io quando creo torno quel bambino che disegnava sui fogli della macelleria di suo padre. E’ la mia essenza più vera e tramite questa cerco di far passare il concetto di uguaglianza e spontaneità che si è un po’ perso negli ultimi anni. Spero di trasmettere sempre quel che penso e provo, soprattutto quando affronto i temi sociali come nella serie Humanum Est».

Tu che hai partecipato a diverse esposizioni artistiche, come stai vivendo questo particolare momento storico.
«Non credo sia cambiato nulla nel mio processo creativo e artistico. Non nego il fatto di aver avuto molto più tempo libero durante il lockdown. Ma a parte questo non è cambiato assolutamente nulla nel mio approccio all’arte. Ho sempre continuato a partecipare alle mostre come ad esempio REA nel 2020 a Milano durante il periodo del lockdown a cavallo tra la prima e la seconda ondata del Covid (novembre). Sono stato fortunato da questo punto di vista. L’unica cosa che mi è mancato è stato non poter andare ai musei e alle gallerie dal vivo».

Una curiosità prima di lasciarci.
«Nell’ultimo periodo sono stato un po’ assente dai social perché ho iniziato l’Accademia del Tatuaggio e ben presto prenderò l’attestato per poter operare come tatuatore. E’ una cosa che desideravo fare da tanto tempo e ho approfittato di questo periodo per mettermi a studiare. Spero di portare la mia arte anche nel mondo dei tatuaggi e poter valorizzare ancora di più questo mondo con i miei lavori».

I link dell’artista

Scopri il video che gli abbiamo dedicato

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