Nuovo progetto Bugs Comics, ©Adriana Farina, 2020

Mettere su carta le emozioni come la semplicità e la magia

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Adriana Farina, bravissima fumettista e illustratrice che ha realizzato diversi progetti artistici interessanti e con la quale abbiamo fatto una piacevole chiacchierata.

Breve presentazione.
«Ciao a tutti e grazie per quest’intervista, è davvero un piacere. Lavoro come fumettista, e disegnatrice in generale, da 25 anni e a volte ancora mi sento una novellina, c’è sempre da imparare! Da qualche anno ho ripreso a insegnare fumetto, nella Bugs Academy, ed è un arricchimento continuo. Sono passata per diverse testate e produzioni, negli anni, alcune più gratificanti, altre meglio remunerate. Fin quando ho deciso di mollare le “grandi produzioni” e portare avanti progetti miei: è così che sono entrata in Bugs Comics ed è così che ho cominciato a propormi per mostre. Ho trovato persone di un’etica rara che hanno apprezzato i miei lavori e investito nei miei progetti. Il primo è sicuramente Gianmarco Fumasoli (BUGS Comics), che ha adottato e ampliato i MoFtri, abbozzati da me e Massimiliano Filadoro, appoggiandoci come editore, contribuendo creativamente come autore, facendo crescere personaggi e progetto fino a quello che si vede oggi. Un’altra persona che sono contenta di poter ringraziare è Rossana Calbi (Strange Opera), curatrice di mostre e portatrice di arte e bellezza, che mi ha coinvolto prima in collettive e poi ha curato una mia personale, “La Danza dei opposti”, un progetto su degli “Oracoli”, simili a Tarocchi, con Massimiliano Filadoro ai testi. Danza che è in continua evoluzione e di cui stiamo preparando altre undici “carte”».

Come nasce la tua passione per l’arte e quando hai capito che sarebbe stato un lavoro?
«Fin da piccola ho disegnato e ho cercato di immaginare un lavoro che mi permettesse di disegnare il più possibile, disegnavo a scuola quando potevo, appena tornata a casa, tra un piatto e l’altro del pranzo o della cena e tra un gioco e l’altro. Leggevo anche fumetti e immaginavo storie, le disegnavo direttamente, riempiendo quaderni. Dopo il liceo artistico e andando a una fiera del fumetto mi sono resa conto che proprio fare fumetti sarebbe potuto diventare il mio lavoro. Anche se al liceo il fumetto, ai tempi, veniva visto come un lavoro di serie B, o anche peggio, da insegnanti e da tutto l’ambiente. Approdata alla scuola di fumetto ho iniziato a lavorare da subito, e a vent’anni sono stata pubblicata in edicola per i disegni di Hercules, scritto da Massimiliano Filadoro, una collaborazione che mi ha fatto lasciare le velleità di autore completo, era troppo bravo rispetto a me a scrivere, ma che mi ha fatto sfornare tante di quelle storie che non posso che esserne grata».

Fumettista, illustratrice, disegnatrice, con una parola come descriveresti il tuo stile?
«Ho sicuramente uno stile eclettico, vado dal Chibi, con grandi teste su corpi minuti, molto teneri, al realistico, passando per il grottesco e il manga, dal BN al colore, a mano o in digitale. Ancora non ho capito come faccia la gente a riconoscere me dietro a tutti questi stili, ma c’è chi riesce a farlo :)».

Tu come ci hai già detto, fai parte del team di BUGS Comics, cosa vuol dire lavorare a stretto contatto con altri artisti e che difficoltà o benefici ci sono?
«La grande differenza tra lavorare per una casa editrice giovane, dinamica e in forte crescita, o per una produzione più datata, con ruoli ben definiti e persone che lavorano per lo stipendio o per mantenere il posto, è la linfa vitale, ed è quello che ci dà un’energia pazzesca e la voglia costante di inventare nuovi modi per portare avanti il progetto Bugs, un progetto ampio che contiene più realtà, più persone, che fa sistema tra queste e altre realtà. In cinque anni sono cresciuta molto proprio grazie al confronto con gli altri e alla voglia di dare di più, di diventare più del ruolo prefissato in altri tempi e in altri contesti, non sono più “solo” una disegnatrice, mi sento protagonista di questa avventura e felice di portare la mia esperienza in più modi, non solo con il disegno. Da un anno e mezzo sono anche in redazione, organizzo eventi e coinvolgo gli altri autori in nuove iniziative, è tutto molto elettrizzante!»

C’è un personaggio di fantasia che avresti voluto inventare tu?
«Totoro! Sono una fan sfegatata da quando ancora non era stato tradotto in italiano, avevo una videocassetta in spagnolo… “no me gusta rataaaas!” e adoro quel senso di spiritualità così semplice e amorevole, uno dei motivi per cui disegno è per mettere su carta emozioni, e spero sempre di poter risvegliarne in chi guarda i miei disegni. Semplicità ed emozione, qualcosa di davvero magico, come Totoro».

Sei anche insegnante di yoga, ma perché per questo lavoro serve molta calma e pazienza?
«Ahahah, assolutamente. In realtà mi riallaccio alla risposta di prima, yoga significa “giogo”, “legare” corpo mente e spirito, (spirito per chi ci crede, ma insomma, io credo in Totoro, fate un po’ voi), credo si possa sentire più di quello che ci viene insegnato a scuola, o in famiglia, con lo yoga lo si sente attraverso percezioni che normalmente non sappiamo di avere, perché nessuno ci insegna a sentirle. Una volta imparato questo il passo a volerlo insegnare è breve, imparo a fare qualcosa, insegno a fare qualcosa, restituisco al mondo quello che mi è stato donato. Che poi insegnare, come dicevo prima, fa parte del percorso di crescita. E devo dire che conoscere lo yoga e saperlo insegnare mi è servito molto soprattutto insegnando fumetto, lì ci vuole molta più pazienza :D»

Cosa non deve mai mancare sul tuo tavolo da lavoro?
«Il caos, a giudicare da quello che vedo ora! Volevo fare una battuta ma alla fin fine è vero. Mi piace avere un po’ tutto a portata di mano, perché spesso mentre lavoro a qualcosa mi viene un’idea per un altro progetto o un’opera, e allora la devo fissare subito, prima che sfugga. E spesso sono proprio gli strumenti e i materiali a richiamare un’idea, un foglio di legno piuttosto che carta da acquerello, acrilici, matite, brushpen, pennelli… è un caos stimolante! Da quel caos sta nascendo una storia che con Gianmarco porteremo avanti con calma, ed è bello perché potersi dedicare a un fumetto senza pressioni date dalle scadenze lascia il tempo anche alla sperimentazione!»

Hai qualche curiosità da raccontarci?
«Ho lavorato a delle tavole dello speciale di Samuel Stern Extra 2020 e Gianmarco Fumasoli ha creato la storia da una mia idea, quindi mi ritrovo nel team di “Samuel Stern” con contentezza e un po’ di timore, e l’ho fatto unendo due dei miei stili di disegno. Lo speciale in sé è un bell’insieme di retroscena su Samuel Stern e storie, sono davvero contenta di farne parte con una storia decisamente fuori dalle righe».

Scopri il video dedicato all’artista


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