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“Genitalia Panic”, racconto a fumetti di un viaggio transgender

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Il progetto di Lucas è visibile sul suo profilo instagram, ed è la pubblicazione di una serie di racconti a vignette che esprimono messaggi a favore dell’inclusione, messaggi che raccontano il viaggio transgender, l’accettazione dei corpi, le problematiche discriminatorie che si possono avere al di fuori della comunità LGBT+

Ciao Lucas, raccontaci un po’ chi sei.
«Sono Lucas, ho 32 e sono un grafico, web designer e illustratore. Ho iniziato a disegnare da piccolo grazie alla passione tramandatami da mia madre, un suo lascito molto importante che mi accompagna ogni giorno».

Tu hai dato vita a un progetto a fumetti che vorremmo  conoscere meglio… Come si chiama, quando e perché hai sentito l’esigenza artistica di realizzarlo.
«Il mio progetto si chiama “Genitalia Panic” è nato a metà febbraio 2022 e nasce dall’esigenza di esorcizzare eventi personali di discriminazione e di disagio che mi sono accaduti come uomo trans.
Ad ogni striscia a fumetti la mia esigenza si è evoluta, oltre ad esorcizzare questi eventi, avevo la necessità di comunicarli, di farli capire agli altri e di far sentire le persone come me meno sole, quindi accolte e comprese».

Perché proprio la tecnica del fumetto e non un’altra.
«Ho scelto il fumetto perché è in grado di comunicare efficacemente e velocemente anche i discorsi più complessi e perché il mio sogno da bambino era quello di diventare un fumettista».

Raccontaci i personaggi protagonisti del tuo fumetto.
«Il protagonista principale è Luke (che sono io) un uomo trans che racconta le sue esperienze, comunica con altri personaggi oppure si esprime attraverso piccoli monologhi.
C’è la “Famiglia Ignoranza” composta dal Dottor Ignoranza e il Biologo Ignoranza, che sono personaggi creati appositamente per fare domande e dare affermazioni sbagliate. Rappresentano entrambi l’italiano medio ignorante che non vuole andare più in là del proprio naso.
Poi c’è la Ally che, come dice il nome, è un’alleata della comunità LGBT+ e femminista intersezionale ed è la migliore amica di Luke. Lei è una ragazza dark gotica dall’espressione un po’ apatica, ma quando si tratta di discriminazione non tiene a freno la lingua. Lei si occupa di rispondere ai commenti degli haters.
Nelle varie strisce ci sono anche personaggi di passaggio e anche modell* per vignette più concise e illustrative».

Quali sono state le soddisfazioni o le delusioni lavorando al fumetto “Genitalia Panic”.
«Le soddisfazioni fortunatamente sono molte più delle delusioni. La frase più bella che mi hanno detto è stata “sembra che mi sei entrato dentro”… mi ha fatto capire che l’obiettivo comunicazione e comunità era stato raggiunto. Molte persone si rivedono nelle mie strisce. Sapere che quello che faccio ha un senso e un’efficacia, per me, è la soddisfazione più grande.
Le delusioni maggiori sono arrivate invece dalle persone ignoranti… ho ricevuto dei commenti transfobici e da “inesperti”, sembra che quando alle persone togli la certezza XX e XY = Uomo e Donna, non capiscono più nulla, ma ora ci pensa la Ally a rispondere a tono a tutt*!
C’è stat* anche chi ha criticato dicendomi di imparare a disegnare e per quanto pensavano di farmi male, dico loro che hanno ragione! Io non ho mai studiato disegno, non ho fatto una scuola d’arte, ma mi impegno ogni giorno per imparare e disegnare sempre meglio»

Che tipo di sviluppo vorresti avesse il tuo progetto.
«Il mio sogno è pubblicare un fumetto completo, una storia finita. Sto lavorando per crescere e per rendere sostenibile il mio progetto, per poter pian piano avere sempre più tempo da dedicarci. Vorrei di più ma comunque sto già collaborando con piccole realtà che condividono i miei stessi valori, il mio obiettivo è creare una comunicazione inclusiva e uno spazio di lavoro sicuro per tutt* dove possiamo lavorare io, i miei collaboratori e i potenziali clienti».

Se dovessi decidere di trattare un’altra tematica importante, quale sceglieresti?
«Una tematica che ho leggermente accennato nei fumetti, ma che mi sta molto a cuore è il tema del sovralavoro, la depressione che ne consegue, una situazione che ci dice che dobbiamo solo lavorare in qualsiasi situazione e a qualsiasi condizione, perdendo di vista la cosa più importante della vita, ovvero, vivere».

I link dell’artista

Scopri il video che gli abbiamo dedicato

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