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Il luogo più pericoloso, progetto artistico per l’eliminazione della violenza sulle donne

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progetto di Silvia Levenson e Natalia Saurin a cura di Antonella Mazza

Il 25 novembre 2021, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, le artiste Silvia Levenson e Natalia Saurin presentano il terzo atto del progetto Il luogo più pericoloso, a cura di Antonella Mazza.

L’opera “Il luogo più pericoloso” consiste in piatti da cucina di uso quotidiano, in ceramica, decorati con frasi estrapolate dai media per minimizzare episodi di cronaca legati alla violenza o usate dal violento per motivare il suo gesto, che testimoniano la guerra troppo spesso consumata all’interno delle mura domestiche.

L’intento è far parlare di questa emergenza umanitaria e sottolineare la comunicazione distorta e misogina legata alla divulgazione delle notizie delle violenze, che colpevolizzano la vittima, causando un gravissimo equivoco culturale, tanto antico quanto diffuso ed attuale.

Il terzo atto del progetto Il luogo più pericoloso è un video che verrà inserito, grazie al prezioso sostegno del Comune di Milano, nel palinsesto dei maxi impianti Urban Vision situati a Roma e a Milano, che il 25 Novembre trasmetteranno una campagna di denuncia contro la violenza sulle donne, da un’idea di Gianluca De Marchi in collaborazione con il Gruppo 25 Novembre e l’associazione Crisi Come Opportunità.

Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, ha dichiarato: “ Consapevole del retroterra culturale che sta dietro a ogni parola e a tutti i luoghi comuni, sono convinto che un’iniziativa performativa come questa può efficacemente sollecitare l’attenzione critica di ciascuno nell’uso delle parole e contribuire a modificare il pensiero che ancora anacronisticamente le sostiene”.

Diana De Marchi , Presidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano, ha aggiunto: “Sostengo con forza questa nuova versione del progetto Il luogo più pericoloso perché è uno strumento molto efficace per contrastare gli stereotipi, è necessario riconoscere anche le parole che feriscono e umiliano per fare prevenzione e riuscire a eliminare la violenza sulle donne”.

Questo video si pone come la conclusione di un progetto in tre atti che prende spunto da un rapporto delle Nazione Unite del 2018, secondo cui il luogo più pericoloso per le donne è la propria casa. Si stima che delle 87.000 donne uccise nel mondo nel corso del 2018, circa 50.000 (il 58%) sono state assassinate da compagni o membri della famiglia. Oltre un terzo è stato ucciso dai partner, attuali o ex, e solo in Italia 137 sono state uccise da membri della famiglia.

L’installazione è stata presentata per la prima volta nel 2019 a Firenze, a cura del Museo del 900 e Sergio Risaliti, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

Il 25 novembre del 2020 i piatti avrebbero dovuto essere esposti nel cortile di Palazzo Reale a Milano nel Palinsesto I Talenti delle Donne ma a causa della pandemia la mostra è diventata un’azione in Piazza Duomo in cui le artiste Silvia Levenson e Natalia Saurin, madre e figlia, con la curatrice Antotella Mazza e altre donne sono state fotografate con i loro piatti da Marco Del Comune.

L’ulteriore evoluzione del lavoro nel 2021 è un video che documenta la rottura dei piatti con le parole usate dai media che banalizzano e minimizzano la violenza sulle donne, che verrà proiettato in varie città italiane: Milano, Torino, Verona, Biella, Genova, Roma, Salerno, Potenza e tante altre.

I piatti rotti nel video sono stati realizzati durante un laboratorio collettivo condotto da Natalia Saurin e Silvia Levenson nei Chiostri di Santa Caterina a Finalborgo, luogo dove sono state realizzate anche le riprese del video.

L’installazione Il luogo più pericoloso parla di una guerra che si consuma nelle nostre case, e le frasi scelte parlano di desiderio, di controllo, di rapporto di potere, parole dette da uomini incapaci di gestire il rifiuto o il fallimento di una relazione sentimentale ( mia o di nessuno, ti picchio ma ti amo, è stato un raptus, etc), parole che distorcono la realtà della violenza contro le donne: il femminicidio non è la conseguenza di un improvviso e momentaneo impulso violento ma l’esito di un continuum di violenze che durano nel tempo. Così come a uccidere non è la gelosia, ma l’atto violento di un oppressore che vuole controllare la partner.

Come scrive Nadia Somma, attivista presso il centro antiviolenza Demetra: “ Svelare la violenza maschilista o patriarcale invece che parlare di raptus, di passione o gelosia può fare la differenza tra la morte o la vita delle donne, tra l’iniquità e la giustizia”.

Giovedì 25 novembre ci sarà un gran rumore di piatti rotti in tutta Italia!

È tempo di rompere i luoghi comuni, cambiare il paradigma culturale e la visione patricentrica che governa da sempre le nostre relazioni.

Ufficio stampa
Maria Chiara Salvanelli Press Office & Communication
Email mariachiara@salvanelli.it – Cell +39 333 4580190

BIOGRAFIE DELLE ARTISTE

Silvia Levenson (nata in Argentina nel 1957, vive in Italia dal 1980) nei suoi lavori esplora lo spazio sottile situato fra ciò che si vede e ciò che si intuisce e usa il vetro come una lente di ingrandimento per osservare da vicino i conflitti nelle famiglie e nella società.
La sua mostra itinerante Identidad Desaparecida, che allude alle centinaia di bambini che sono stati rapiti e dati in adozione illegale durante la dittatura militare in Argentina ha girato il mondo. Ha collaborato con diversi progetti indirizzati all’integrazione di rifugiati e migranti, come Multaka con Berlin Glas e Memories of Home della British Glass Biennale in Inghilterra.
Nel 2004 riceve il Rakow Commission Award dal Corning Museum of Glass di New York. Nel 2008 é finalista del Bombay Sapphire Prize e nel 2016 riceve il premio The Glass in Venice Award dall’Istituto Veneto di Venezia. Il suo lavoro fa parte di diverse collezioni pubbliche e private, tra cui il Corning Museum of Glass, New York; New Mexico Museum of Art, Santa Fe (Usa); Houston Fine Art Museum (Usa); Mint Museum, Charlotte (Usa), Toledo Museum of Art; Alexander Tutsek-Stiftung, Monaco (Germania); MUDAC, Lausanne (Svizzera); Museo del Castello Sforzesco, Milano; Fondazione Banca San Gottardo.
www.silvialevenson.com

Natalia Saurin (Buenos Aires 1976, vive e lavora tra Milano e Finale Ligure) è fotografa e videoartista. Si laurea in Architettura al Politecnico di Milano e si forma presso l’Università dell’immagine, fondata dal fotografo Fabrizio Ferri. La sua ricerca è volta a rilevare come mito e quotidianità siano connessi tra di loro, questo attraverso l’uso di simbologie, leggende ed esperienze quotidiane. Filo conduttore che attraversa tutto il suo lavoro artistico è l’indagine su stereotipi e immagini iconiche, ripetizioni e trasmissioni di concetti e immagini che alterano il concetto di verità. Dal 2000 ha esposto in numerose mostre in Italia e all’estero. Nel 2010 vince il primo premio al Renaissance Arts Prize, nella categoria videoarte a Londra. Partecipa a varie residenze d’artista, fra queste nel 2011 viene invitata, a Cassis (Francia) presso la Fondazione Americana Camargo e nel 2014 a Catania per il progetto My little house. Nel 2008 viene
pubblicato un libro sulla sua ricerca artistica Natalia Saurin. Tra mito e quotidiano edito da Moondi Edizioni e curato da Balloon Project. E’ rappresentata dalla distributrice di video arte Visualcontainer con sede presso [.BOX] Videoart Project space di Milano; i suoi video sono stati proiettati in festival quali Videa, Visionaria, Fiaticorti, Giffoni e Optica (Spagna, Argentina, Bolivia, Francia).
www.natalia.saurin.it

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